Dopo aver raccontato la scelta visionaria di Alessio Morellini di integrare l’energia solare nei suoi vigneti, approfondiamo ora gli aspetti concreti di questo progetto: la storia familiare, la tecnologia impiegata, i benefici misurabili sulle uve e sui vini, l’impatto ambientale ed economico, e la visione futura che sta guidando l’azienda verso un modello di eccellenza sostenibile.

La storia familiare: tre generazioni di dedizione alla terra
La passione di Alessio Morellini per il vino e la terra non è nata per caso. La famiglia coltiva questi appezzamenti da tre generazioni. Il nonno di Alessio, reduce dalla Seconda Guerra Mondiale, acquistò nei primi anni Cinquanta alcuni ettari di terreno argilloso-calcareo nelle dolci colline del Chianti Classico, vicino a Castellina in Chianti, in provincia di Siena. Quei primi filari di Sangiovese divennero il nucleo di un sogno che il padre, negli anni Ottanta, trasformò in una vera e propria cantina con imbottigliamento proprio.

Alessio, cresciuto tra le vigne, ha completato gli studi in Viticoltura ed Enologia all’Università di Firenze, arricchendoli con esperienze in Borgogna e nella Napa Valley. Tornato in azienda nel 2015, ha ereditato non solo i vigneti, ma una filosofia precisa: «Mio nonno diceva che il vino è un dono della natura, non un prodotto da forzare. Oggi, con il cambiamento climatico, quella saggezza è più attuale che mai».
Il cuore tecnologico: l’impianto agrivoltaico
L’impianto, completato e inaugurato alla fine del 2025, è un esempio avanzato di agrivoltaico perfettamente integrato nel paesaggio toscano. Su circa 12 dei 25 ettari totali dell’azienda si estende una struttura metallica elegante e robusta, alta 3,8 metri, che sostiene oltre 6.500 pannelli fotovoltaici bifacciali di ultima generazione. La potenza complessiva raggiunge gli 820 kWp, con una produzione annua stimata in oltre 1.050.000 kWh di energia pulita.
La disposizione dei pannelli (inclinazione 25° e orientamento a sud) è stata studiata per massimizzare la captazione solare senza compromettere lo sviluppo delle viti sottostanti. Lo spazio tra le file permette il passaggio agevole di trattori e macchinari, mentre la luce filtrata crea un microclima favorevole. «Abbiamo voluto che la tecnologia si integrasse nel paesaggio senza stravolgerlo. I tradizionali pergolati toscani hanno ispirato il design», spiega il tecnico responsabile del progetto.
L’energia prodotta copre oltre l’85% del fabbisogno aziendale: dalla cantina (refrigerazione, pompe, linee di imbottigliamento) ai sistemi di irrigazione di precisione a goccia, fino all’illuminazione e alle colonnine di ricarica per i veicoli elettrici degli enoturisti.
Benefici tangibili per uve e vini
Le prime osservazioni dopo l’installazione sono molto incoraggianti. Il parziale ombreggiamento riduce lo stress idrico delle piante del 18-22%, con un risparmio significativo sull’acqua di irrigazione. Le temperature nel canopy sono mediamente 2,5-3,5°C inferiori rispetto alle parcelle tradizionali, mitigando gli effetti delle ondate di calore.

Per il Sangiovese questo si traduce in una maturazione più lenta e omogenea: le uve sviluppano bucce più spesse e ricche di polifenoli, mentre l’acidità rimane vivace. I primi assaggi dei vini della vendemmia 2026 mostrano bouquet più intensi di ciliegia matura, violetta e spezie tipiche del Chianti Classico, con tannini eleganti e una struttura che promette grande longevità.

La riduzione del vento e la protezione da eventi climatici estremi hanno inoltre permesso di diminuire i trattamenti fitosanitari del 12-15%, avvicinando l’azienda a pratiche sempre più biologiche. «Il sole non solo ci dà energia, ma ci aiuta a produrre uve più sane e vini più eleganti. È come se la natura ci ringraziasse», commenta Alessio.
Impatto ambientale, economico e sociale
L’impianto evita l’emissione di circa 480 tonnellate di CO₂ equivalente all’anno. Dal punto di vista economico, dopo un investimento sostenuto anche dai fondi del PNRR per la transizione ecologica in agricoltura, il ritorno è previsto entro 5-7 anni, con risparmi annuali sui costi energetici superiori ai 90.000 euro una volta ammortizzato.

Socialmente l’azienda sta diventando un punto di riferimento: organizza visite guidate tematiche «Dal sole al calice», dove i visitatori camminano sotto i pannelli, scoprono come l’energia pulita migliori la qualità del vino e degustano i prodotti. Alessio collabora con università e consorzi per condividere dati e best practice, promuovendo l’agrivoltaico come modello replicabile.
Prospettive future: espansione e leadership sostenibile
Entro il 2028 Alessio prevede di estendere il sistema agrivoltaico a tutta la superficie vitata, integrando un avanzato sistema di accumulo con batterie per ottimizzare l’autoconsumo anche di notte. Sono in corso progetti di sensoristica IoT per il monitoraggio in tempo reale di microclima, umidità del suolo e produzione energetica, gestibile via app.

L’azienda punta alla certificazione biologica completa e “Climate Positive”, con l’ambizione di diventare un modello di viticoltura rigenerativa. «Il vero lusso oggi non è solo produrre un grande vino, ma farlo in armonia con il pianeta, lasciando un’eredità migliore alle prossime generazioni», conclude Alessio Morellini.

In un’epoca di grandi sfide climatiche, la storia dei vigneti di Alessio Morellini illuminati dal sole rappresenta un esempio concreto e ispiratore per tutto il mondo del vino italiano: la grande tradizione non si difende rinunciando al progresso, ma integrandolo con intelligenza, rispetto e visione.

